

Terrorismo didattico. E prosegue: "Se tieni alla vita di queste bestiole, pensaci e fai muovere le voci nello stile di Palestrina o Fux" (i Dante e Petrarca del genere, per intenderci).

sono andato in piscina. C'è qualcosa di mai troppo piacevole ma familiare nell'odore che si avverte già all'ingresso, poi più intenso negli spogliatoi, infine penetrante e aggressivo davanti alla vasca. Il profumo di clorolandia è uno di quelli che ti porti dietro, invariati, fin dall'infanzia.
L'umidità rende tutto un po' stagnante e non so come mai, in quelle camere, l'alito delle persone venga a tal punto amplificato. Le ciabatte umide emanano un lezzo di gomma e di muffa.
Il momento in cui mi rilasso viene dopo, quando sono distrutto, indolenzito, e resto in acqua appoggiato al bordo della vasca, oppure esco e mi siedo, sentendo il sole che mi asciuga la pelle.
A un certo punto, prima di sederci a tavola, la fanciulla di sei anni (ma lei se ne dà sette) mi porta un'agenda e me la apre davanti agli occhi:
Del tipo: C'era il sole ma poi sono arrivate le nuvole e la pioggia e prima eravamo a casa e dicevamo usciamo ma poi c'era la pioggia e allora siamo stati qui perché c'era la pioggia e ora disegno pure la pioggia e faccio sei file di gocce tutte uguali quattordici gocce per fila tutte bene incolonnate con la penna blu però poi finisce l'inchiostro allora le ultime gocce le faccio con la penna nera. Ora piove.
), con la moglie che legge le lettere appassionate che le scriveva il marito, poi con suo figlio guarda le foto del papi e nota come Kle fosse più chic di Fu, che non aveva gusto per le cinture.
E via dicendo.

"Io credo con queste mie osservazioni, che trovano al certo fondamento nei fatti e nelle ragioni dei medesimi, dimostrato abbastanza la solidità dell’opera mia, naturale risultato di lunghi studi sui monumentali edifici che abbelliscono la nostra Italia, studi da me fatti, massime durante il tirocinio di perfezionamento cui fui scelto, dietro pubblico concorso, dalla nostra Accademia Albertina di Belle Arti; di un accurato esame ancora dei principali edifici d’Europa, e dalla pratica esperienza con cui potei condurre a buon risultato edifici di eguale se non di maggiore importanza."
Della serie: "La modestia è una delle virtù che mi elevano al di sopra degli altri". 
Sono tornato alla Bricherasio per terminare la visita alla mostra su Guarini, Juvarra e Antonelli (ma ci sarà un terzo passaggio
). Alla fine della fiera posso dire che Antonelli mi sta sulle scatole
. Ci tornerò su tra poco.
Guarini passeggia nel Pantheon per il solo fatto di aver concepito qualcosa come Palazzo Carignano, di cui in mostra sono esposte le precedenti elaborazioni, come doveva apparire il palazzo prima che si giungesse alla definizione del progetto poi realizzato. E' emozionante vedere come, da una facciata piatta e regolare, abbia di volta in volta creato curve sempre più audaci, come se arrivare alla facciata definitiva, dalle linee così sinuose, sia stata un'opera prima di tutto su se stesso, qualcosa di non facile da decidere, che ha richiesto passi successivi, la risoluzione di azzardare via via di più. Sull'ultimo disegno, quello decisivo, vedevo aleggiare un "Massì, vada come deve andare!" 
Mi piace che i progetti non fossero dei semplici piani da consultare, bensì dovessero rispondere anche a criteri estetici, andassero presentati appagando la vista, come fossero dei veri e propri quadri, con paesaggi, gente indaffarata, carrozze (qualcosa di analogo c'è ancora oggi), e poi cornici, orpelli e decorazioni finanche nelle inevitabili legende, insomma tutte quelle cose che a Mondrian non stavano simpatiche.


Tra i vincitori di un'edizione ci fu Filippo Juvarra; entrando nella sala a lui dedicata ho avvertito lo scarto tra lui e quanto avevo visto fino a un attimo prima. Ci sono diversi suoi disegni, semplici schizzi da cui emerge tutta la sua creatività, la vivacità della sua immaginazione, ma anche la perizia con cui muoveva la mano. L'ho trovato così fresco e scanzonato, mi verrebbe da dire mozartiano. Pensate solo alla facciata di Palazzo Madama (di cui fa parte quella meraviglia che è lo scalone che vedete nella foto) o la palazzina di caccia di Stupinigi. 
Ecco, è questo il momento per tornare su Antonelli. Viene chiesto a quest'uomo di progettare una nuova cattedrale per Torino. Lui, invece di immaginarla al posto di quella già esistente (l'attuale duomo di San Giovanni), nel 1831 presenta un progetto in cui prevede di costruirla nientepopodimenoche in piazza Castello.
La sua idea è di radere al suolo Palazzo Madama 

in modo da fare spazio al nuovo edificio. Il progetto prevede una revisione dell'intera piazza. Guardando attentamente si nota che Antonelli propone, tra le varie cose, di realizzare una loggia addossata al lato posteriore di Palazzo Reale, quindi alla facciata che dà sui giardini. Si legge nella didascalia:
"Loggia verso il Giardino R.le che potrebbe essere costrutta colli stessi pezzi componenti il marmoreo prospetto del palazzo Madama per conservare così l’Idea del Iuvara, quantunque d’un’epoca poco felice per le Belle Arti."
Alessandro Antonelli, Progetto per il rifacimento di piazza Castello, Torino, 1831




Poco felice per le belle arti? Parla l'autore, non vorrei dire, della "fetta di polenta"? Ragazzi, che spocchia. 



Sono stato a Palazzo Bricherasio a visitare la mostra su Guarini, Juvarra e Antonelli, insigni architetti che hanno lavorato a Torino, ornando questa città con alcuni degli edifici più belli che si possano ammirare ancora oggi (Palazzo Carignano, la facciata di Palazzo Madama, la stessa Mole Antonelliana - non che io ritenga quest'ultima un bell'edificio, ma, come dire... ha acquisito notorietà
). Seguirà un post ad hoc (o, come ho letto tempo fa, ad ok
), soprattutto perché ho passato talmente tanto tempo di fronte a ciascun disegno, che mi manca ancora una bella parte dell'esposizione!
Spero di riuscire a tornarci questa settimana.
La settimana scorsa, puntatina in un negozio di stoffe per prendere della seta nera. Poi, immediato passaggio in camiceria, scelta di colletto e polsini e via: tra una decina di giorni avrò una camicia troppo avanti. 


In un negozio ho visto dei piccoli contenitori indiani di alabastro che mi piacciono tanto, tondetti e panciutini.
Adoro l'alabastro, le sue venature, la sua trasparenza, la luce calda che lascia passare. E mi piace tantissimo il suono della parola, il cui significato coincide con l'oggetto per cui questo materiale veniva impiegato nell'antichità: "vaso da unguenti". 
Invece, a proposito di occhi, ieri dal pescivendolo hanno visto non gli scampi, non i tranci di salmone, non i calamari, bensì gli asparagi di mare!!!
Quanti anni erano che non li mangiavo??? Ne ho presi, credo, tre quintali e alla sera li ho divorati in tipo due minuti. Adesso dovrò riprenderli per godermeli un po’ di più! 
Altra notizia degna di nota è il bagno che mia madre ha fatto a Pec. Si è preparata a lavarlo con la consapevolezza della baraonda che ne sarebbe seguita. Dapprima ha provato a bagnargli un po’ la coda con l’acqua calda, poi è risalita lentamente lungo il bassotto. Infine, vedendo che la reazione era tutt'altro che di rifiuto, è giunto il momento… del Baby Johnson!
E Pec si è fatto insaponare tutto, è diventato una nuvola di schiuma da cui spuntavano solo gli occhi e il muso, è arrivato fino al punto di mettersi sua sponte con le zampe all’aria per farsi insaponare la pancia! Poi il risciacquo e, non pago, un secondo giro di sapone.




), che il libretto sarebbe in latino e che ha in mente una scenografia molto essenziale.
E tutto quel che c'è da vedere è un fondale marrone? (perché io lo so cosa intende lui per "scenografia molto essenziale": un fondale marrone, che per inciso è il colore preferito dei finlandesi, e non credo di dover aggiungere altro.
)
) e poi magari discutere di quelle anticipazioni. Tanto lo so che non cambierà idea (è finnico, è finnico!
), e se accetterà di fare diversamente, farà l'offeso e non aprirà bocca che per dire "it had to be done the other way".

