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giovedì, 14 agosto 2008

Quinte nobbuono

Thomaskirche, Lipsia
Tutti coloro che hanno studiato armonia e contrappunto sanno bene che, tra i numerosi divieti, uno dei primi che si imparano è quello delle quinte parallele. Guai a far compiere a due voci questo movimento osceno e proibitissimo, contrario alla morale e alla buona costumanza.
Il divieto ha il sapore del dogma e non tutti i giovani studenti sono disposti ad accettarlo senza discutere. Attorno a queste regole si è creato così un mondo formato dagli errori che tutti fanno, dalle obiezioni che tutti muovono e dalle risposte che tutti ricevono.
Tanto per cominciare, una delle scene tipiche che si presenteranno ogni volta che si entrerà in un'aula dove si studiano queste materie sarà la seguente:

- Ah, ah: qui hai fatto le quinte.
- Dove????
- Eccole.
- NOOOOOOOOOOOOOOO!!!

Il quale "NOOOOOOOOO" esprime, il più delle volte, la disperazione di dover ricominciare il lavoro da capo.

Di recente mi è capitato di leggere certi motti come: "Ogni volta che fai le quinte parallele, Bach uccide un gattino". Terrorismo didattico. E prosegue: "Se tieni alla vita di queste bestiole, pensaci e fai muovere le voci nello stile di Palestrina o Fux" (i Dante e Petrarca del genere, per intenderci).


Arriva un momento in cui salta immancabilmente fuori il giovinetto che, con aria un po' saccente, obietta che in alcune composizioni di Bach si trovano le quinte parallele (come se non l'avessero notato, prima di lui, generazioni e generazioni di saccenti giovinetti). A quel punto alcuni compagni si disperano ("Noooo! Non può essere stato lui! Avrà fatto completare il brano a un suo allievo e poi si sarà dimenticato di controllare!"), altri si consolano ("Beh, se le ha fatte lui, allora posso andare tranquillo"). Il maestro allora pronuncia la formula magica, quella che gli rivelò il suo maestro, e prima ancora il maestro del maestro, e così a ritroso fino, chissà, a Johann Sebastian stesso, la formula che genera scoramento magno in ogni discente: «Ma lui è Bach».
In sostanza:

- "Lui può perché è lui, tu non sei lui, quindi tu non può."
- "Ma si è detto che ogni volta che si fanno le quinte parallele lui uccide un gattino!"
- "No, attenzione. Ogni volta che tu fai le quinte parallele, Bach uccide un gattino. Se a farle è lui, allora non succede nulla."

Ed ecco infine la sentenza risolutiva e incontrovertibile: "Lui può tutto. Lui è il Chuck Norris del contrappunto".

E con questo vi saluto.
postato da: Chatonproviseur alle ore 16:00 | link | commenti (2)
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domenica, 10 agosto 2008

Schwimmbad

The magic diver
L'altro giorno, dopo qualcosa come un anno, sono andato in piscina. C'è qualcosa di mai troppo piacevole ma familiare nell'odore che si avverte già all'ingresso, poi più intenso negli spogliatoi, infine penetrante e aggressivo davanti alla vasca. Il profumo di clorolandia è uno di quelli che ti porti dietro, invariati, fin dall'infanzia.

Nello spogliatoio sei sempre circondato dall'odore che si forma quando in un ambiente si concentrano molte persone lavate dall'acqua della piscina ma non da quella di casa.  L'umidità rende tutto un po' stagnante e non so come mai, in quelle camere, l'alito delle persone venga a tal punto amplificato. Le ciabatte umide emanano un lezzo di gomma e di muffa.

Poi c'è l'odore delle docce, dove il bagnoschiuma la fa da padrone, con il vapore che ti entra nel naso. Però anche lì avverti una nota dolciastra, in genere proviene dagli accappatoi bagnati. Spesso si sente anche la polvere che esce dalle bocchette dei phon.

Ma a parte l'olfatto e l'immancabile coppia di pirla che fa battute sui rispettivi genitali messi a nudo, per me nuotare resta uno dei momenti in cui maggiormente scarico la tensione emotiva. Non sono il tipo che trova il nuoto rilassante; come per la bicicletta, difficilmente riesco a impormi un ritmo lento. Devo correre, faticare, sentire il corpo che lavora, i muscoli che spingono e si contraggono. Non a caso, mi stanco come niente... Il momento in cui mi rilasso viene dopo, quando sono distrutto, indolenzito, e resto in acqua appoggiato al bordo della vasca, oppure esco e mi siedo, sentendo il sole che mi asciuga la pelle.

Mi piace molto anche tuffarmi; amo la sensazione della caduta, l'impatto con l'acqua, sentire il corpo che ne fende la superficie e si infila sotto a tutta velocità, il suono sordo del ribollio,
le bolle che accarezzano la pancia e le gambe, la discesa che prosegue sempre più lenta, come protetta, la traiettoria che cambia semplicemente inarcando la schiena.

Tuttavia, la cosa in assoluto più bella è guardare la tua donna mentre nuota, vedere le sue braccia emergere e rientrare nell'acqua, il corpo scivolare via con movimenti calmi e precisi, in tutta la sua armonia.
postato da: Chatonproviseur alle ore 17:23 | link | commenti
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giovedì, 07 agosto 2008

Un po'

Ieri, pranzo da mia sorella. Eravamo solo lei, io e i due marmocchietti, che mi sono debitamente spupazzato. A un certo punto, prima di sederci a tavola, la fanciulla di sei anni (ma lei se ne dà sette) mi porta un'agenda e me la apre davanti agli occhi:
- Zio, guarda qua.
- Cos'è?
- E' il mio diario.
- Il tuo diario segreto? Ma se me lo fai leggere che diario segreto è?
- No-oh, leggi qui.
Così dicendo mi mostra la copertina, al cui centro trovo una scritta in stampatello sbilenco: DIARIO UN PO' SEGRETO.

Comunque, è incredibile come i bambini, nei loro diari, siano irresistibilmente affascinati dalla cronaca meteorologica... Del tipo: C'era il sole ma poi sono arrivate le nuvole e la pioggia e prima eravamo a casa e dicevamo usciamo ma poi c'era la pioggia e allora siamo stati qui perché c'era la pioggia e ora disegno pure la pioggia e faccio sei file di gocce tutte uguali quattordici gocce per fila tutte bene incolonnate con la penna blu però poi finisce l'inchiostro allora le ultime gocce le faccio con la penna nera. Ora piove.
postato da: Chatonproviseur alle ore 13:21 | link | commenti
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sabato, 02 agosto 2008

Fu

Wilhelm Furtwängler
Che non è un passato remoto, bensì sta per
Furtwängler, come Kna (Knappertsbusch), Kle (Klemperer) o Celi (Celibidache), perché questi crucchi non hanno mai voglia di pronunciare i cognomi per intero.

Ho visto
Furtwängler's love, un documentario sul maestro, realizzato per la gran parte in forma di intervista alla moglie, Elisabeth Ackermann (che peraltro credo sia ancora viva e arzilla).
Il taglio è abbastanza da gossip (se consideri il titolo, magari il dubbio ti viene, direte voi... ), con la moglie che legge le lettere appassionate che le scriveva il marito, poi con suo figlio guarda le foto del papi e nota come Kle fosse più chic di Fu, che non aveva gusto per le cinture. E via dicendo.

C'è un passaggio in cui Frau Ackermann cerca di spiegare le ragioni dell'atteggiamento di
Furtwängler verso il regime nazista e della decisione di restare in Germania (dietro consiglio di Schoenberg, dice la mogliera) quando tanti altri grandi artisti avevano abbandonato il paese. Mentre ascoltavo le sue argomentazioni - "l'unica cosa che gli interessava era la musica, sentiva il dovere di eseguire la musica tedesca per i tedeschi..." - non potevo fare a meno di pensare a quel video in cui Furtwängler dirige un concerto per il compleanno di Hitler e, al termine della nona di Beethoven, stringe la mano a Goebbels (1942) e soprattutto a quella lettera che Fu scrive a Goebbels per dire che se gli artisti ebrei sono di scarso valore, allora vabbuò, mentre se sono veri artisti (riferendosi a Walter e a Klemperer, cui erano stati annullati dei concerti), allora non bisogna perseguitarli. Siamo nel 1933.

Penso che per qualsiasi uomo si debba sempre distinguere il giudizio artistico da quello morale. Sopratutto, non sono minimamente d'accordo con chi considera il valore o finanche il genio artistico un'attenuante o addirittura una redenzione.
Furtwängler gode  abitualmente di quest'attenuante, oltre a quella riconosciutagli per via di alcuni gesti simbolici, come il fatto di non fare il saluto nazista con la scusa che nella mano destra impugnava la bacchetta o il rifiuto di esibirsi nelle città conquistate durante la guerra. Già, però dava concerti per sostenere lo sforzo bellico... Insomma, per me sono attenuanti che attenuano poco.
Come si sa, peggio ancora fece Karajan (con tanto di tessera del partito); poi F
urtwängler venne processato, mentre Karajan no.

Rapporti col regime a parte, mi piace che, per una combinazione di miei interessi, mi sia trovato ad avere a che fare con due generazioni di Mister Fu (no, non è un ristorante cinese): Fu Wilhelm, certo, in quanto musicista, ma anche Fu Adolf, il padre, figura fondamentale nella storia dell'archeologia.

Comunque, non so se l'avete notato,
Furtwängler l'ho messo lassù, nell'intestazione del blog, insieme a Beethoven e Stravinskij...
postato da: Chatonproviseur alle ore 02:37 | link | commenti (1)
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mercoledì, 30 luglio 2008

Vitruviani

Palazzo Madama, Torino"Io credo con queste mie osservazioni, che trovano al certo fondamento nei fatti e nelle ragioni dei medesimi, dimostrato abbastanza la solidità dell’opera mia, naturale risultato di lunghi studi sui monumentali edifici che abbelliscono la nostra Italia, studi da me fatti, massime durante il tirocinio di perfezionamento cui fui scelto, dietro pubblico concorso, dalla nostra Accademia Albertina di Belle Arti; di un accurato esame ancora dei principali edifici d’Europa, e dalla pratica esperienza con cui potei condurre a buon risultato edifici di eguale se non di maggiore importanza."

Alessandro Antonelli, Osservazioni all’Ill.mo signor sindaco della città di Torino sulla vertenza del Tempio israelitico, Torino, 1874


Della serie: "La modestia è una delle virtù che mi elevano al di sopra degli altri".
Sono tornato alla Bricherasio per terminare la visita alla mostra su Guarini, Juvarra e Antonelli (ma ci sarà un terzo passaggio ). Alla fine della fiera posso dire che Antonelli mi sta sulle scatole . Ci tornerò su tra poco.

Guarini passeggia nel Pantheon per il solo fatto di aver concepito qualcosa come Palazzo Carignano, di cui in mostra sono esposte le precedenti elaborazioni, come doveva apparire il palazzo prima che si giungesse alla definizione del progetto poi realizzato. E' emozionante vedere come, da una facciata piatta e regolare, abbia di volta in volta creato curve sempre più audaci, come se arrivare alla facciata definitiva, dalle linee così sinuose, sia stata un'opera prima di tutto su se stesso, qualcosa di non facile da decidere, che ha richiesto passi successivi, la risoluzione di azzardare via via di più. Sull'ultimo disegno, quello decisivo, vedevo aleggiare un "Massì, vada come deve andare!"

Mi piace che i progetti non fossero dei semplici piani da consultare, bensì dovessero rispondere anche a criteri estetici, andassero presentati appagando la vista, come fossero dei veri e propri quadri, con paesaggi, gente indaffarata, carrozze (qualcosa di analogo c'è ancora oggi), e poi cornici, orpelli e decorazioni finanche nelle inevitabili legende, insomma tutte quelle cose che a Mondrian non stavano simpatiche.

Tra i vari pezzi che mi hanno divertito c'è anche un quadretto in cui sono dipinte, a mo' d'inventario, le mirabilia che si devono trovare in un giardino inglese. E' divertente perché si ritrova tutto quello che stimolava la fantasia dell'epoca (stiamo parlando del Settecento): il molo cinese, la piramide egizia, la capanna araba, il tempietto di Vesta, la grotta dell'eremita e via dicendo.

Sono poi esposti alcuni progetti vincitori dei concorsi Clementini, concorsi indetti dall'Accademia di San Luca a Roma, che premiavano architetti e non solo. Veniva assegnato un soggetto e in un paio di mesi i partecipanti dovevano realizzare il progetto. Tra i vari soggetti: "ponte di una città ideale in mezzo al mare".

Tra i vincitori di un'edizione ci fu Filippo Juvarra; entrando nella sala a lui dedicata ho avvertito lo scarto tra lui e quanto avevo visto fino a un attimo prima. Ci sono diversi  suoi disegni, semplici schizzi da cui emerge tutta la sua creatività, la vivacità della sua immaginazione, ma anche la perizia con cui muoveva la mano. L'ho trovato così fresco e scanzonato, mi verrebbe da dire mozartiano. Pensate solo alla facciata di Palazzo Madama (di cui fa parte quella meraviglia che è lo scalone che vedete nella foto) o la palazzina di caccia di Stupinigi.

Ecco, è questo il momento per tornare su Antonelli. Viene chiesto a quest'uomo di progettare una nuova cattedrale per Torino. Lui, invece di immaginarla al posto di quella già esistente (l'attuale duomo di  San Giovanni), nel 1831 presenta un progetto in cui prevede di costruirla nientepopodimenoche in piazza Castello. La sua idea è di radere al suolo Palazzo Madama in modo da fare spazio al nuovo edificio. Il progetto prevede una revisione dell'intera piazza. Guardando attentamente si nota che Antonelli propone, tra le varie cose, di realizzare una loggia addossata al lato posteriore di Palazzo Reale, quindi alla facciata che dà sui giardini. Si legge nella didascalia:

"Loggia verso il Giardino R.le che potrebbe essere costrutta colli stessi pezzi componenti il marmoreo prospetto del palazzo Madama per conservare così l’Idea del Iuvara, quantunque d’un’epoca poco felice per le Belle Arti."

Alessandro Antonelli, Progetto per il rifacimento di piazza Castello, Torino, 1831


Poco felice per le belle arti? Parla l'autore, non vorrei dire, della "fetta di polenta"? Ragazzi, che spocchia.
Io ce lo vedo troppo: Juvarra in giro a fare convegni sulle rinnovabili, mentre Alessandro Antonelli, sottosegretario alle attività produttive, firma su Repubblica editoriali pro nucleare e viene invitato da Vespa a illustrare il modellino di una nuova centrale da lui progettata.
postato da: Chatonproviseur alle ore 14:44 | link | commenti (5)
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mercoledì, 23 luglio 2008

Amarezza


Auditorium in school
L’altra notte ho sognato Giovanni Falcone e al risveglio ero piuttosto turbato. Mi sono ritrovato a guardare interviste e altri frammenti visti mille volte, eppure sempre agghiaccianti, opprimenti per il peso che si portano dietro, il peso di un isolamento angosciante, di una condanna prima temuta e poi messa nel conto delle cose certe.

Dietro fidato consiglio, ho preso Un eroe borghese, di Corrado Stajano; tratta la vicenda di Giorgio Ambrosoli. Siamo sempre lì.

Oggi a pranzo sono finito a discutere di politica; assistevo alla superficialità del mio interlocutore, cercavo di recuperare le sue derive improntate al sentito dire, alla divagazione da bar sport, in cui comparivano frasi dallo stile talmente diverso che era evidente la mutuazione da qualcun altro. Provavo a inserire un ragionamento, a rendere il discorso sintetico e comprensibile, ma non appena credevo di aver trovato un punto fermo, di aver spiegato una ragione, ecco che qualche commento generico mi lasciava intendere che nulla fosse arrivato a segno. E' come voler far presa su un vetro insaponato.

Su un forum ho letto un commento di questo tenore: "Basta con l'ipocrisia, siamo onesti: la verità è che l'opposizione non dovrebbe esistere. Democrazia significa rispettare il volere della maggioranza, e se la maggioranza decide di fare qualcosa, la minoranza deve accettarlo e basta. L'opposizione è in realtà incostituzionale, perché la maggioranza è stata eletta dal popolo italiano; contrastare la maggioranza significa quindi compiere un atto ostile nei confronti del popolo italiano, insomma un potenziale colpo di stato".


Guardo dibattiti televisivi, leggo articoli, ascolto trasmissioni radiofoniche. In tutti i casi vedo avanzare questa linea: libertà di espressione significa che si può dire tutto. L'ignoranza dilagante legittima la crociata contro i limiti della decenza, dell'intelligenza, del senso di responsabilità. Ciascuno può esporre con eguale diritto la propria opinione, e contraddirlo significa intaccare la sua libertà. E la malafede sguazza come un maiale nel fango. Si può dire tutto, è vero, l'articolo 21 lo permette. Senza il senso comune, non c'è Costituzione che possa tenere in piedi una società.

Bignami del pensiero politico dei giovani (e meno giovani) di sinistra: "se è di destra chi ha i soldi per studiare, allora chi è di sinistra deve rimanere ignorante". E' quasi un segno distintivo. L'istruzione viene rifiutata, l'ignoranza diventa un punto d'orgoglio.


Ho guardato un video: c'è un lago, in Argentina, nel quale si inserisce un grande ghiacciaio. Sul fianco della montagna una folla di turisti - cappellino e macchina fotografica, bambino sulle spalle - guarda dritto e aspetta. C'è un'enorme propaggine di ghiaccio fatta a ponte da cui si staccano di tanto in tanto piccoli frammenti. Queste scaglie cadono in acqua provocando ogni volta schizzi portentosi. La gente indica e fotografa. Si staccano pezzi sempre più grossi, si inzia a vedere una crepa che corre lungo tutto il fronte del ghiacciaio. La frattura si allarga, cadono altre scaglie, l'arco del ponte inizia e incrinarsi, si spezza nel centro, si piega, rovina su se stesso, il rumore è fragoroso, centinaia e centinaia di tonnellate di ghiaccio si riversano nel lago facendo esplodere l'acqua. Gli uomini fischiano ed esultano, flash, flash, braccia all'aria, battono le mani, il momento tanto atteso.
E' uno spettacolo, è sublime; per questo funerale non si bada a spese.
postato da: Chatonproviseur alle ore 16:32 | link | commenti (4)
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Che notte quella notte


New York
Ore 23.20, esco di casa. Mi incammino lungo il viale, poi prendo il corso e mi avvicino al posto. Già da lontano noto la coda, saranno una ventina di persone. Mi aggiungo e guardo la piccola folla, ciascuno ha il suo pezzo di carta in mano, tutti che aspettano il lento avanzamento.
Dall'interno l'uomo con la sigaretta in bocca e la pelata si affaccia alla porta, il primo in fila si avvicina e gli sussurra qualcosa, quello rientra, e così per tutti, uno dopo l'altro. Nelle retrovie c'è chi scalpita, qualcuno cerca di avvicinarsi distrattamente all'ingresso ma viene subito ricacciato indietro. E' inutile fare così. O te ne torni a casa, o se proprio non puoi farne a meno ti accontenti di quel che offre la piazza. Stanotte o si viene qua, oppure ciccia; ce ne sono solo due in tutta la città. Sono le vacanze, baby.
Un altro comunica la sua parola d'ordine all'uomo dentro, incazzato e con la voglia di uccidere stampata in volto. Sono passati venti minuti da quando sono arrivato, è quasi mezzanotte. Ancora sei persone e toccherà a me. La gente fuma nervosa e altra ne giunge, allungando la coda.
Altri dieci minuti, poi è la mia volta. L'uomo dentro mi si piazza davanti e mi pianta gli occhi da diavolo in faccia. Mi avvicino: «Chatonazol compresse, 50 mg, per favore». Quello rientra. Poi torna:
«Non c'è».
postato da: Chatonproviseur alle ore 01:23 | link | commenti
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martedì, 22 luglio 2008

Di tutto un po'


Alabastro
E' il momento degli aggiornamenti sparsi.


Sono stato a Palazzo Bricherasio a visitare la mostra su Guarini, Juvarra e Antonelli, insigni architetti che hanno lavorato a Torino, ornando questa città con alcuni degli edifici più belli che si possano ammirare ancora oggi (Palazzo Carignano, la facciata di Palazzo Madama, la stessa Mole Antonelliana - non che io ritenga quest'ultima un bell'edificio, ma, come dire... ha acquisito notorietà ). Seguirà un post ad hoc (o, come ho letto tempo fa, ad ok ), soprattutto perché ho passato talmente tanto tempo di fronte a ciascun disegno, che mi manca ancora una bella parte dell'esposizione! Spero di riuscire a tornarci questa settimana.

 La settimana scorsa, puntatina in un negozio di stoffe per prendere della seta nera. Poi, immediato passaggio in camiceria, scelta di colletto e polsini e via: tra una decina di giorni avrò una camicia troppo avanti.
Ora però devo urgentemente andare dal sarto per farmi fare come minimo una giacca (e dei pantaloni neri da abbinare alla camicia).

 In un negozio ho visto dei piccoli contenitori indiani di alabastro che mi piacciono tanto, tondetti e panciutini.  Adoro l'alabastro, le sue venature, la sua trasparenza, la luce calda che lascia passare. E mi piace tantissimo il suono della parola, il cui significato coincide con l'oggetto per cui questo materiale veniva impiegato nell'antichità: "vaso da unguenti".
Tra le altre cose, devo andare in un negozio di artigianato orientale di cui ho preso nota. Ho visto due volte il loro banchetto al Balon e hanno delle cose da lasciarci gli occhi!


Invece, a proposito di occhi, ieri dal pescivendolo hanno visto non gli scampi, non i tranci di salmone, non i calamari, bensì gli asparagi di mare!!! Quanti anni erano che non li mangiavo??? Ne ho presi, credo, tre quintali e alla sera li ho divorati in tipo due minuti. Adesso dovrò riprenderli per godermeli un po’ di più!

 Altra notizia degna di nota è il bagno che mia madre ha fatto a Pec. Si è preparata a lavarlo con la consapevolezza della baraonda che ne sarebbe seguita. Dapprima ha provato a bagnargli un po’ la coda con l’acqua calda, poi è risalita lentamente lungo il bassotto. Infine, vedendo che la reazione era tutt'altro che di rifiuto, è giunto il momento… del Baby Johnson!  E Pec si è fatto insaponare tutto, è diventato una nuvola di schiuma da cui spuntavano solo gli occhi e il muso, è arrivato fino al punto di mettersi sua sponte con le zampe all’aria per farsi insaponare la pancia! Poi il risciacquo e, non pago, un secondo giro di sapone.
Sono riemersi i colori; ora si vede che alcune strisce di pelo sono un po’ più chiare. Si gongola tra i complimenti di mia madre, che passa le ore a dirgli “quanto sei bello, quanto sei lucido”. E lui si struscia sulle gambe di lei come fosse un gatto…
C’è da dire che gli sono comparsi sul dorso dei riccioletti morbidi morbidi e un po’ leziosi, tipo Betty Curtis a Sanremo ’61.
Ecco, il bassotto coi tirabaci mi mancava...
postato da: Chatonproviseur alle ore 16:00 | link | commenti
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domenica, 20 luglio 2008

Biocompassione


Terrazze di riso
Passeggiavo per le vie del centro. A un certo punto passo davanti a un emporio che vende prodotti un po' ricercati: i biscotti di quel paesello, il vino di un certo produttore, la caponata di quell'azienda agricola e così
via. Mi fermo a guardare la vetrina e subito mi cade l'occhio su un cartello stampato che promuoveva del riso e su cui c'era scritto: "prodotto bio compatibile". Ragazzi, che ridere!!! Ma allora esistono anche degli alimenti bioincompatibili???
Guardo le confezioni di riso e leggo "produzione eco-compatibile", che in effetti è un po' diverso.
Tiro dritto, ma poi ripasso davanti, non resisto e decido di entrare.

- Buonasera.
- Buonasera, mi dica.
- Non devo comprare nulla, però ho visto in vetrina un cartello che promuove del riso biocompatibile.
- Sì.
- Ecco, che significa che è compatibile con la vita, e questo, per un alimento, è auspicabile.
- Ah... non so... noi abbiamo copiato dalla confezione...
- Sulla confezione c'è scritto "produzione eco-compatibile".
- Ha ragione, è vero...
- Glielo dico solo perché fa ridere, è un po' imbarazzante.
- Ora correggo...

Ora ha corretto. A pennarello.
postato da: Chatonproviseur alle ore 01:25 | link | commenti
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venerdì, 18 luglio 2008

A soggetto. Anzi, neanche quello.

Helsinki, stazione ferroviaria
Un mio amico finlandese, con cui ho lavorato alcuni anni fa, è tornato alla carica per propormi niente meno che un'opera. Mi chiede se mi interesserebbe scriverne una, gli rispondo che certo, è una delle cose che mi piacerebbe fare, ma ovviamente dipende dal soggetto, dal libretto e via dicendo. Così, anche se non si sa ancora qual è l'argomento che ha in testa, vengo a sapere che la sua idea sarebbe di fare qualcosa da mettere su Youtube (), che il libretto sarebbe in latino e che ha in mente una scenografia molto essenziale.

Ora, da tempo mi incuriosisce la possibilità di progettare il lancio di uno spettacolo proprio su internet. Tuttavia, dico io, scegli il "pubblico" di youtube e poi fai l'opera in latino E tutto quel che c'è da vedere è un fondale marrone? (perché io lo so cosa intende lui per "scenografia molto essenziale": un fondale marrone, che per inciso è il colore preferito dei finlandesi, e non credo di dover aggiungere altro. )

Come ho detto, mi interessa il discorso di internet, così come l'idea di un lavoro cui contribuiscano mani di più nazioni (ci sarebbero anche svedesi, francesi, inglesi e americani), però per cominciare sarebbe carino, per dirne una, conoscere il soggetto di questo capolavoro e il libretto (è un'usanza di cui non riesco a liberarmi... ) e poi magari discutere di quelle anticipazioni. Tanto lo so che non cambierà idea (è finnico, è finnico! ), e se accetterà di fare diversamente, farà l'offeso e non aprirà bocca che per dire "it had to be done the other way".

Comunque è una delle poche persone per cui provo una simpatia spontanea, infatti abbiamo spesso collaborato (o provato a collaborare) a dispetto delle differenze d'idee e di mentalità. Oltretutto lui non si occupa di arte o di spettacolo: ha una società di grafica web. Ricordo l'ennesima discussione, qualche anno fa:

lui: "No, non sono d'accordo, voglio fare come dico io."
io: "Ma non ha senso, è piatto, è noioso, non te ne accorgi?"
lui: "Secondo me va bene così, a me piace, quindi piacerà anche ad altri, no?"
io: "Senti, io sono un musicista italiano, tu un ingegnere finlandese. Vuoi starmi a sentire???"

postato da: Chatonproviseur alle ore 23:28 | link | commenti
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